Dossier Statistico Immigrazione 2017

Martedì, 21 Novembre 2017 Scritto da 

A Roma, il 26 ottobre scorso, è stata presentata la 27° edizione del Dossier Statistico immigrazione, curato da Idos, in partenariato con il Centro Studi Confronti.

Il Dossier mette in luce l’importanza di un contesto che si modifica continuamente e dove gli immigrati e i loro figli assumono una rilevanza sempre maggiore sia dal punto di vista demografico, economico, occupazionale che socio-culturale. Secondo Monsignor Di Liegro, ispiratore del Dossier “è indispensabile capire questa evoluzione, cercando di far coincidere il piano delle decisioni pubbliche e del sentire comune con il mondo reale, impostando una convivenza fruttuosa”. “L'obiettivo principale del lavoro svolto è quello di restituire un'immagine corretta del fenomeno migratorio, facendo prevalere l'oggettività dei dati rispetto alle percezioni e superando la retorica dell'invasione”.

Secondo i dati statistici il numero di stranieri regolarmente residenti in Italia è aumentato di 20.875 con un totale di 5.047.028 rispetto al 2015. Tenuto conto del divario tra arrivi regolari e registrazioni anagrafiche, che riguarda anche i cittadini comunitari, la stima della presenza straniera regolare complessiva secondo il Dossier è di 5.359.000 persone. Da notare che gli italiani all’estero sono 5.383.199 secondo le Anagrafi consolari (aumentati di oltre 150mila unità rispetto al 2015).

Intanto, gli arrivi in Italia via mare sono passati dai 153.842 del 2015 ai 181.436 del 2016 (+17,9%) e le richieste d’asilo, secondo Eurostat, da 84.085 a 122.960 (+46,2%). L’Italia si colloca a livello mondiale subito dopo la Germania, gli Stati Uniti, la Turchia e il Sudafrica per domande d’asilo ricevute (Unhcr). In particolare tra gli sbarcati, i minori non accompagnati sono stati 25.843, mentre sono 6.561 quelli che, censiti, si sono poi resi irreperibili. Si sono invece trasferiti all’estero, cancellandosi dalle anagrafi comunali, 42.553 cittadini stranieri e 114.512 italiani anche se il Dossier stima che, complessivamente, nel 2016 siano espatriati almeno 285.000 italiani.

Il Dossier registra poco meno di 200 le nazionalità degli stranieri residenti in Italia. I cittadini comunitari sono il 30,5% mentre 1,1 milioni provengono dall’Europa non comunitaria. Per quanto riguarda il mercato occupazionale, nonostante l’andamento dell’economia nel 2016 è stato positivo per il terzo anno consecutivo, si è ancora al di sotto dei livelli pre-crisi. Il bilancio occupazionale è stato positivo per il settore agricolo e per le collettività più attive nel commercio e nelle piccole attività autonome (cinesi, bangladesi, pakistani, egiziani). Gli occupati con cittadinanza straniera sono aumentati a 2.401.000 (con un’incidenza del 10,5% sul totale). Si sono concentrati per i due terzi nei servizi (66,4%), nell’industria (27,5%) e nel settore agricolo (6,1%). Nel 2015 gli occupati stranieri hanno prodotto una ricchezza di 127 miliardi di euro, vale a dire l’8,8% della ricchezza complessiva,

La tendenza all’insediamento stabile dei cittadini stranieri in Italia è attestata dal crescente aumento dei titolari di un permesso Ue di lungo periodo (pari al 63,0% di tutti i soggiornanti non comunitari), dal numero delle nuove nascite da genitori stranieri (69.379, un settimo di tutti i nati nell’anno), dei ricongiungimenti familiari (50.000 visti richiesti, come già ricordato) e dall’incidenza complessiva dei minori (20,6% tra i residenti stranieri e 21,9% tra i soggiornanti non comunitari). Significativo è anche l’ulteriore aumento degli stranieri che hanno acquisito la cittadinanza italiana, più per naturalizzazione che a seguito di matrimoni con cittadini italiani.

Uno degli obiettivi possibili secondo il Dossier è la convivenza interreligiosa. Per il 2016 IDOS ha aggiornato la stima delle appartenenze religiose degli immigrati sottolineando la crescente consistenza del pluralismo religioso.

La presenza degli immigrati e dei profughi non comporta solo problemi. Presentando il bilancio 2016, il presidente dell’Inps Tito Boeri ha sottolineato che senza immigrati il paese nei prossimi 22 anni potrebbe risparmiare 35 miliardi di euro di prestazioni a loro ma così facendo rinuncerebbe a 73 miliardi di entrate contributive, con una perdita netta di 38 miliardi di euro. Bisogna riconoscere anche i vantaggi che l’immigrazione comporta, senza propendere a priori per la diffidenza e la chiusura. In un contesto così problematico gli immigrati sentono l’esigenza di una maggiore tutela, che si traduce in una massiccia iscrizione ai sindacati per le vertenze di lavoro (928.620 iscritti ai sindacati Cgil, Cisl e Uil, con una incidenza del 7,9% sul totale, pensionati inclusi) e agli istituti di patronato per l’assistenza nelle pratiche previdenziali (hanno inciso per un quinto sui 14 milioni di pratiche svolte nel 2016 dai patronati Acli, Inca-Cgil, Inas-Cisl e Ital-Uil del Centro Patronati).

“la situazione è difficile e sono necessari coraggio e lungimiranza, facendo perno sulla memoria del grande esodo (tra l’altro da poco ripreso) che ha caratterizzato in passato l’Italia. Il percorso è difficile ma percorribile”! Questa è la tesi sostenuta dai Centri Studi IDOS e Confronti nell’introduzione al Dossier 2017.

Fonte: Centro Studi e Ricerche IDOS

 

"Non ci sono invasori, non siamo vittime, non incombe una condanna alla catastrofe: il futuro dipende da noi e dal nostro spirito di collaborazione con i paesi in via di sviluppo".